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VISION

Non-Technical Skills, Situation Awareness, Decision making
Protezione personale propria e altrui
Tecniche Operative ed Uso delle armi consapevole e legittimo.

Il moderno operatore Law Enforcement e di Private Security oggi ha l’opportunità - ed il dovere - di acquisire, mantenere ed incrementare continuamente non solo le sue abilità tecniche (Technical Skills) ma anche quelle abilità e competenze dell’individuo in quanto essere umano definite come “competenze cognitive, sociali e personali, complementari alle competenze tecniche, che contribuiscono all’attivazione di performance sicure ed efficaci” (Non-Technical Skills).

Le ricerche, studi e statistiche degli ultimi 50 anni in settori e professioni ad alto rischio hanno dimostrato che gli errori umani rappresentano una delle maggiori cause di incidenti e che, a loro volta, sono spesso dipesi da carenze nelle competenze non tecniche. La diffusione di competenze non tecniche è dunque fondamentale alla gestione dei rischi e delle richieste provenienti dai compiti lavorativi in settori e professioni a rischio.

Tra i Non-Technical Skills un ruolo fondamentale è occupato dalla “consapevolezza situazionale” (Situation Awareness) seguito da un appropriato Decision Making.

Situation awareness è la percezione degli elementi che ci circondano con riguardo al tempo e/o allo spazio, la comprensione e valutazione del loro senso, e la proiezione del loro stato dopo il cambiamento di qualche variabile, come il tempo, o come qualche altra variabile, come un evento predeterminato. E’ anche un campo di studio concernente la percezione delle criticità circostanti da parte di decision-makers in aree complesse e dinamiche, dall’aviazione, controllo del traffico aereo, operazioni di impianti energetici, operazioni di comando e controllo militari, ai servizi di emergenza come i vigili del fuoco e servizi di polizia; infine, in attività molto più ordinarie ma ciò non di meno complesse come guidare un’auto o una bicicletta.

Decision making è la fase, in ambito operativo spesso cosi breve e veloce, in cui ci si trova davanti a diverse ipotesi, che ci si sono presentate in funzione della nostra situation awareness (acquisizione di informazioni dall’ambiente circostante - loro valutazione - creazione di ipotesi future) ed in sito alla quale dovremo passare all’azione, all’una o all’altra che sia.

MISSION

ASS&T S.r.l. propone oggi, tra i primi in Italia, attività di formazione alla protezione propria ed altrui, alle tecniche operative ed all’impiego di armi e weapon retention basata sulla situation awareness, frutto di lunga ricerca, studio e ricca esperienza di formazione già oggi erogata ad importanti aliquote operative con compiti di vigilanza e protezione anche di obiettivi sensibili e ad alto rischio.

Troppi si limitano ad una formazione in materia di autoprotezione, specialmente con armi, che si riassume nell’esercitazione obbligatoria presso la linea di tiro in poligono.

Molti pretendono di cercare risposte a quelle che ritengono essere “esigenze operative concrete e reali” in addestramenti che, però, incrementano esclusivamente le loro competenze tecniche di tiro, imparando ad esplodere colpi in modo sempre più accurato ed in tempi sempre più ridotti.

Entrambi questi approcci, che comprendono la quasi totalità dell’offerta formativa presente sul mercato, danno per scontato che l’azione culmini sempre e comunque con l’impiego della forza letale.
In qualsiasi forma esso sia, basica o avanzata, praticano il tiro. In altre parole, se ed ove la formazione seguita fosse efficace si limiterebbe comunque ai soli technical skills.

Il nostro campo di studio e di formazione, la nostra attenzione e la nostra ricerca sono invece focalizzate sul momento in cui, rilevata una minaccia (magari anche solo allo stato potenziale), l’operatore deve decidere, tra le ipotesi a sua disposizione, quale tattica adottare, nella convinzione che l’addestramento debba essere focalizzato sicuramente su di una gestione sempre migliore e più sicura dell’arma, ma più in generale della situazione e dell’ambiente, che così come può contemplare l’esplosione di colpi, può anche contemplare - ed anzi lo persegue come obiettivo primario ed ipotesi principale - che lo scenario si concluda in un modo diverso da un conflitto a fuoco…

L’esame dell’attimo ed il fondamentale momento, così breve ed inesplorato, della scelta tra sparare, correre, rinfoderare, spostare, spingere, tirare o fare qualsiasi altra cosa.
Situation awareness e Decision making di una frazione di secondo.
E, naturalmente, la gestione di tutto quanto avviene prima (comportamenti ordinari) e dopo quell’attimo (l’uso dell’arma, lo spostamento con l’arma, la protezione dell’arma, tecniche di auto protezione e di protezione ravvicinata).

L’operatore viene accompagnato in un percorso durante il quale è previsto che vi possa essere necessità di proteggere l’arma e all’occorrenza di estrarla, ma non necessariamente di esplodere dei colpi, spezzando quell’automatismo “porto l’arma-estraggo-faccio fuoco” che rappresenta il tratto comune della quasi totalità della formazione oggi presente sul mercato.